Le
Langhe
Langhe. Cosa si cela dietro a questo nome ?
Nome antichissimo e di derivazione incerta, può significare paese dei Liguri, qualcuno
sostiene che Langa potrebbe derivare da "landa" come luogo disabitato,
selvaggio. Qualcun altro afferma che viene da "lingua", vista la conformazione
delle balze collinari più o meno alte. Altri affermano che proverrebbe dal tedesco
"Lange" termine che si traduce con longitudine.
I dati certi dimostrano che di Langa si parlava già nell'antica Roma.
Le Langhe sono un insieme di colline con creste affilate, segnate
da valli profonde, parallele, scavate da torrenti, tra il Tanaro,
l'appennino ligure e il Bormida.
L'altezza media oscilla sui 550 metri, e raggiunge i 950 a Mombarcaro, con varietà
di colture per la diversa conformazione del terreno.
E' la Langa dei castelli medioevali, fortezze architettoniche popolate nell'800 da re e ministri, scrittori e belle donne, nobili e cortigiane. E' Langa l'alternanza di paesaggi, la vastità degli orizzonti segnati da torri e castelli, la serenità di un silenzio rotto dai belati dei greggi e dai ritmi degli attrezzi agricoli.
Sulla piazza di La Morra si innalza il monumento al vignaiolo, protagonista di questa terra che conserva la coltura della vite in un atto di coraggio continuo e di fatica vera incessante, che forgia e muta i costumi e l'uomo di Langa. Il vignaiolo è l'artista della collina, i suoi capolavori sono i filari allineati, ordinati e curati.
I fianchi delle colline che sfuggono ai raggi del sole sono macchie di boschi per tartufi e selvaggina. Le Langhe sono individuate per i pregiati prodotti che le caratterizzano. Ma ogni giogaia di colline, ogni vallata, ha usi e tradizioni proprie, dialetti diversi; un piccolo universo dalle sorprese infinite, scoperte e conosciute vivendo a contatto con la gente, con la natura.
Le origini della rinomata gastronomia di questa zona sono povere.
Infatti tutti gli ingredienti venivano reperiti nell'ambito della casa e del fondo:
tajarin, sughi di fegatini, torta di sangue, minestroni, costine, arrosti di pollo e di
maiale, "frisse", "grive", frittate, torta di nocciole, zabaione.
Ma nell'Ottocento incomincia ad affinarsi con nuovi gusti ed ingredienti. Nascono così il
fritto misto, gli agnolotti con sughi di carne, selvaggina in salmà, lepre al
"civet", fonduta con tartufi, bônet.
Si deve ad Alfonso Ciccarelli, medico di Bevagna poi finito,
ahimé, sulla forca, il primo trattato dedicato al tubero più misterioso dell'universo.
Parliamo di Sua Maestà il tartufo, che Plinio non trovando di meglio definì "callo
della terra".
Di certo, lo sfortunato medico non immaginava il destino formidabile che avrebbe
baciato in fronte il suo umile tuber magnatum.
Ricchezza massima, insieme al vino, di questa terra.
Ma bisogna ricordare che fu l'intuizione di un uomo, Giacomo Morra, ristoratore di gusto,
a lanciare il fungo ipogeo alla ribalta della notizia, inviando ogni anno un tartufo
gigante ad un personaggio della ribalta mondiale e guadagnando al tartufo d'Alba l'attuale
posto in cima alla scala delle richieste golose. Ovviamente, la coincidenza di quest'area
con la zona dei più nobili vigneti Piemontesi non può che creare un connubio d'eccezione
fra gastronomia ed enologia.
I vini delle Langhe sono famosi in tutto il mondo, sono occasione di turismo e compaiono
ormai sulle più rinomate guide che il viaggiatore ama consultare
Tavola deliziosa, dunque, vini strepitosi, e poi le città, i paesi, i castelli, le gioie di un paesaggio unico, il piacere della conversazione con la gente di Langa.
Il doglianese
Adagiata
in una conca naturale, attorniata da ridenti colline, Dogliani è considerata
la capitale delle Langhe sud-occidentali: l'agglomerato urbano, posto a 300
m. di altitudine sul livello del mare, si addensa intorno all'alveo del torrente
Rea, affluente del Tanaro, e si distingue nettamente in due parti: una inferiore,
il Borgo, ed una superiore, il Castello.
Dogliani è sempre stato un importante centro agricolo ed ancora oggi, nonostante una
positiva crescita industriale ed artigianale, è fortemente caratterizzato da una economia
agricola.
Il nome di questa cittadina è derivato da Doglia e Lano, che sarebbe una
storpiatura di Janus da Giano, il dio romano per eccellenza, signore del cielo
e della luce del sole. La leggenda racconta che Giano recatosi nelle Langhe,
abbia fatto sosta a Dogliani, trattenuto dalle delizie del vino locale:
il Dolcetto di Dogliani.
Clavesana
Comune della bassa Langa sud-occidentale, ha attualmente una popolazione di 1315 unità che abitano in quattro frazioni oltre il capoluogo. Quest'ultimo e le frazioni di Sbaranzo, Surie e Ghigliani si estendono sulle colline alla destra del Tanaro, mentre Madonna della Neve, la frazione in cui vive circa la metà della popolazione del comune, sorge sulla pianura alluvionale formatasi sulla riva sinistra del fiume.
Il paese ha una economia prevalentemente agricola, la produzione è rappresentata prevalentemente dall'uva ed in misura minore dalle nocciole, dai cereali, dal foraggio.
L'altezza del territorio del comune varia dai 280 metri slm. della frazione Madonna della Neve agli oltre 500 della frazione Surie.
Il periodo storico di maggiore splendore per il paese di Clavesana fu indubbiamente lAlto Medioevo quando fu sede di una dinastia aleramica (vedi la storia di Clavesana)

Clavesana ha indubbiamente i requisiti per diventare una meta turistica: un magnifico paesaggio che si può ammirare risalendo la Langa, sia lungo la collina di Sbraranzo-Surie che lungo quella dei Ghigliani; i suoi famosi Perticali; la cucina genuina che si può gustare nelle trattorie del paese; l'ottimo vino che vi si produce e i tartufi che crescono nei suoi boschi e possono tranquillamente competere con quelli di Alba
Il paese dista 7 Km dal casello autostradale di Carrù e 40 da Alba.